Giores

Giores

Instagram : @gioresgrestelli

In un mondo in cui tutti siamo fotografi in “generale” dotati, come siamo, di strumenti fotografici profondamente “pop” – laddove, con questa aggettivazione, s’intende “popolare” e “di uso comune” – la discriminante che intercorre tra un fotografo comune e l’artista consta della ricerca e della messa in evidenza, del “particolare”.

Il particolare, seduce; il generale, annoia. Poiché tutti siamo capaci di intendere e immortalare la generalità delle cose e pochi, i loro ingrandimenti.
Non si parla d’ingrandimento nell’ottica di un inutile gigantismo alla Oldenburg, con Giorgio Restelli, Alias Giores; ma di un avvicinamento che ci accompagna nell’addentramento immersivo delle cose.

Sono raffigurazioni di insegne che insegnano, quelle dell’opera fotografica di Giores. Ci insegnano a penetrare l’essenza, la sostanza, la profondità delle cose a cui tendiamo, spesso, a non far caso – o, forse, a farci troppo caso – per quanto spontaneamente e violentemente ci aggrediscono senza che sia dato noi accorgercene.

Un’analisi, un’espansione, fino all’erosione e allo sgretolamento del messaggio contemporaneo simile, in pittura, a quella di Mario Schifano: cosa ci dicono, davvero, le insegne che si illuminano? Quali sono i loro velati messaggi subliminali? Perché ci aggrediscono con così tanto accanimento? Quando in realtà ci condizionano, facendoci variare nei pensieri e negli agiti? Della stessa natura di quando, se si provasse a ripetere una parola qualsiasi per un numero alto di volte ossessivamente, vedremmo il suo significato, lento, abbandonarla.

Decedere e decadere. Solo scarnificandoli con vertiginose zoomate, da essi, riusciamo a difenderci, Giores, ci induce a riflettere, facendo luce, su quelle illuminazioni fatte di fluorescenze artificiali; ora scintillanti, ora fatiscenti.
Alcune monolitiche, altre capricciose e pretenziosamente seduttive, altre ancora esili, altre più sgargianti del dovuto: su loro, su tutte loro, si è posato l’occhio attento da giramondo dell’autore che testimonia lo stato attuale della tragedia moderna per cui, il nome delle cose, oggi, precede le cose stesse. Le scavalca quasi, pur nella sua assenza di significato. Il quale significato, nell’essere sfuggente, rivela il suo senso.

Non sappiamo a cosa appartengano quelle insegne e non è testimoniato a quale attività umana siano riconduconsucibili. Ma, Giores, ci dice anche che non è importante. Ce lo sussurra.
E infatti non lo è, importante: nell’impossibilità provocatoria, sia tecnica che concettuale, di farsi seconde alle loro provenienze, le insegne dell’artista, ci invitano a fare della propria forma esteriore il proprio segno, manifesto, significato, interiore.

Broken Words 005  |  60X40cm  |  2013

Broken Words 013  |  60X40cm  |  2013

 

Broken Words 002  |  100X150cm |  2013

Broken Words  |  40X60cm  |  2013

Broken Words 001 |  100X150cm  |  2013

Brokes Words 009  |  60X40cm  |  2013

Brokes Words 041  |  40X60cm  |  2013